Ancora una volta l'arte incontra se stessa.
Per la seconda volta un "poeta", Alessandro Carbone, ha fatto affiorare l'essenza vitale di un mio disegno.
Trovo incredibile che dietro un mio quasi meccanico e a volte insignificante gesto, si celi una miriade di emozioni e sensazioni così densa da farmi rimanere sempre senza parole.
Riguardo la mia opera e mi sembra di non averla mai conosciuta: o di guardarla per la prima volta.

Piervito incontra se stesso

Nella metafora del pixel i due soggetti hanno la stessa anima. Tutti e due non esistono, ma un mosaico di quadratini fluorescenti li accomuna e materializza.
Parvenze effimere, ombre sfuocate e vane. L'uno di inchiostro cancellabile, l'altro cancellabile anch'esso in un tempo più lungo.
Il primo esiste ancora e si muove leggiadro in giacca e cravatta negli oscuri corridoi di via Teulada.
L'altro non esiste già più. Unica testimonianza della brevissima esistenza l'immagine realizzata da una fotocamera digitale aziendale.

Martello

L’inesatta consistenza del sorriso

Qualcuno di noi non si trova e basta. Qualcuno altro non smette mai di cercarsi. Piervito incontrò se stesso alle 14:23 del primo giorno di Marzo. E non sono cose che capitano a caso, no è roba che ha a che fare con il destino e cose del genere. Pasquale stava da tempo scarabocchiando le caricature di tutti i colleghi del piano, qui un labbro enorme, qui un naso enorme, occhi troppo vicini, mani troppo grandi. Pasquale strisciava via l’anima di ciascuno nei suoi bozzetti.
Il primo giorno di Marzo toccò a Piervito. Ora non è che vedere la propria caricatura sia il più fantasmagorico degli avvenimenti, ma c’è qualcosa che ci si arrampica da dentro ogni qual volta ne vediamo una, quella cosa si chiama dubbio. Il dubbio che realmente gli altri ci vedano così, che vedeva solo i nostri difetti, il colore delle nostre mutande.
Il primo giorno di Marzo Piervito incontro se stesso come forse non si era mai visto. Pasquale gli chiese di fare un foto per il suo personale album di vittime del pennarello.
“Datevi la mano, si così, fai finta di dargli la mano”
Così Pasquale disse a Piervito mentre lo succhiava dentro la macchinetta fotografica. Dagli la mano. E così fu.
E si presentò, giacca a posto, occhiali dritti, e sorriso incastrato tra le labbra. In bilico. Tra la soddisfazione di entrare nelle memorabili pagine delle caricature di Pasquale e la vergogna di entrarci nudo, o meglio di far entrare un lui che a cui stava presentandosi ora.
Piervito non disse nulla, alzo la mano e conobbe Piervito.

Alexcarb