
Nella prefazione di
Franco Cavallone dell'albo
Fino all'ultimo spinacio edito da
Oscar Mondadori, si fa riferimento al lessico di Popeye. Di seguito riporto la parte finale dell'articolo
Ritratto di un eroe di cartone come simbolo letterario che potrete trovare sul sito "Martellocartoon" all'indirizzo
http://www.martellocartoon.it/popeye/leroe_di_cartone.htm(...) Resterebbe da dire del
linguaggio di Braccio di Ferro, del suo personale idioma infarcito di favolosi stravolgimenti ortografici e di spropositi madornali. A questo aspetto del personaggio ed ai connessi problemi di traduzione ha dedicato qualche appunto
Evelyne Sullerot, l'autorevole studiosa della condizione femminile.
Essa rileva giustamente il carattere composito di quella parlata, la cui totale scorrettezza non è a senso unico. Alla base dell'anarchia verbale di Braccio di Ferro, stanno intenti e motivazioni molteplici che, pur agendo contemporaneamente, producono fenomeni diversi fra loro e riconoscibili.
Così, accanto allo slang di rigore nei fumetti, troviamo cadenze e costrutti popolari non gergali, strafalcioni che sono manifestazioni di ignoranza ed altri di sapore più astratto e divertito (storpiature di vocaboli solenni o pomposi, ecc.), abusi lessicali e fonetici esclusivamente preordinati a susseguenti giochi di parole o malintesi, espressioni goffamente auliche e termini marinareschi, ricalchi parodistici di linguaggi particolari e neologismi di perentoria disinvoltura.
La Sullerot, immaginando un repertorio di materiali e convenzioni linguistiche equivalenti in francese, elenca la trascrizione fonetica alla
Queneau, la parlata « paesana » dei servi in
Molière o quella di
Bécassine, l'argot letterario di
Francis Carco e così via. L'italiano, si sa, è una lingua che ha i guai suoi, anche senza il problema della traduzione di fumetti barbari e per di più sgrammaticati. Per cui. Braccio di Ferro ha sempre avuto, da noi, un eloquio - diciamo -normale, sostanzialmente corretto, nella neo-lingua basica e colloquiale che affianca, per i compiti più umili, il
buroitaliano delle occasioni ufficiali.
Solo in certe versioni recenti, apparse sulla rivista
Linus (alcune delle quali si ritrovano nel presente volume), si è cercato di far salvo almeno qualche strafalcione fra i più pittoreschi e funzionali, in attesa che venga messo a punto anche in Italia un apparato linguistico tale da rendere giustizia allo stile efficacissimo dell'originale.

Io sono quello che sono...